Introduzione
Abstract
Le parole e le espressioni che si utilizzano quotidianamente rappresentano il riflesso di una storia complessa, intrecciata con le tradizioni, le pratiche culturali e le dinamiche sociali. Questo fascicolo della rivista Phrasis esplora gli usi del linguaggio attraverso lo studio di unità fraseologiche, locuzioni e paremie di lingue di frammentaria attestazione, con un’attenzione particolare al loro impiego nei diversi contesti storici e culturali.
Dai testi didattici per l’insegnamento dell’italiano in Inghilterra tra il XVI e il XVIII secolo alle antiche formule rituali delle Tavole Iguvine, il fascicolo raccoglie una serie di contributi che indagano la paremiologia nelle sue molteplici sfaccettature. Infatti, ogni studio qui presentato permette di fare chiarezza su alcune espressioni codificate nel tempo, sulla loro funzione comunicativa e sul modo in cui esse modellano il pensiero e le interazioni sociali.
Più nello specifico, attraverso un approccio interdisciplinare, il fascicolo attraversa epoche e tradizioni linguistiche differenti, collegando l’analisi linguistica alla storia, alla cultura e alla società.
Questo numero di Phrasis, pertanto, si rivolge sia a specialisti del settore linguistico che a lettori interessati alla ricchezza espressiva della lingua, con il proposito di offrire spunti di riflessione sull’evoluzione delle lingue, con riferimento specifico alle categorie di comprensione e di interpretazione del mondo.
In particolare, il primo contributo, firmato da Daniela D’Eugenio, tratta di unità fraseologiche e paremiologiche in uso in Inghilterra fra il 1500 e il 1700 presenti all’interno di strumenti didattici per l’apprendimento della lingua italiana.
Il secondo contributo, scritto da Mario Iodice, prende in esame alcune formule rituali attestate nella grande cerimonia liturgica descritta nelle Tavole Iguvine di cui vengono valutati aspetti formali, semantici e funzionalità all’interno del testo.
Più avanti, il contributo di Marco Luchi si occupa dell’analisi dell’espressione latina utres inflati utilizzata da Orazio, Petronio, Apuleio e Arnobio con esiti diversi in conformità al loro stile, al loro scopo e ai loro generi letterari, mentre il saggio di Giovanna Rocca prende in considerazione le due definizioni Assa voce e viva voce in uso nella tradizione letteraria latina per descrivere il ruolo di “protagonista” della voce nel campo di particolari comunicazioni.
In seguito, il contributo di Giulia Sarullo si occupa della fraseologia utilizzata per descrivere la stipula di un patto nel mondo antico ed evidenzia un procedimento metonimico, osservabile in area greca, anatolica, semitica e in alcune espressioni inglesi, per il quale un verbo che designa una parte della complessa procedura del giuramento dei patti passa a indicare la stipula del trattato.
Il saggio di Anna Zholobova si concentra sull’origine dell’espressione Noli me tangere quia Caesaris sum, locuzione latina che si associa generalmente alla scena dell’incontro di Maria Maddalena con Cristo resuscitato.
Infine, chiude questa sezione il contributo di Giulio Facchetti, che esamina la glossa etrusca arse verse, interpretandola come formula magica contro gli incendi, confermandone l’autenticità linguistica. Analizza la struttura morfologica dei termini, in particolare la radice ar- (“portare”) e il suffisso -s- con valore separativo. L’espressione, probabilmente tratta dai Libri Etruschi, riflette una concezione religiosa e linguistica complessa.
Oltre alla focus tematico sulle lingue di frammentaria attestazione, il numero include anche una sezione varia. All’interno della sezione, il contributo di Marilena Adamo affronta le strategie traduttive adottate per rendere le polirematiche regionali nel Sorriso dell’ignoto marinaio di Consolo nelle versioni francese, tedesca e inglese, mettendo in luce le sfide culturali e linguistiche poste dai regionalismi nella traduzione letteraria. La proposta di Silvia Calvi, invece, analizza come la fraseologia contribuisca alla conservazione di parole francesi arcaiche o in disuso, dimostrando che molte di esse sopravvivono grazie al loro impiego in espressioni fisse. Lo studio, basato su 129 unità lessicali tratte da un dizionario specialistico e verificate in un corpus contemporaneo, evidenzia il valore culturale e linguistico di queste espressioni.
Il saggio di Maria Chiara Salvatore propone un’analisi contrastiva dei phrasèmes animaliers in francese e in russo, con l’obiettivo di costruire un bestiario fraseologico comparato che evidenzi le convergenze e le divergenze simboliche, semantiche e culturali nelle due lingue. Infine, il contributo di Maria Antonella Sardelli propone un modello metodologico per l’analisi extrinseca delle paremie nei testi letterari contemporanei, illustrando come queste unità proverbiali, pur in declino nell’uso attivo, mantengano una funzione significativa nella costruzione narrativa, stilistica e comunicativa delle opere.
Chiude il fascicolo la recensione di Cosimo De Giovanni, che presenta una visione critica dell’opera di Silvia Calvi La collocation en terminologie, evidenziando come l’autrice proponga una metodologia rigorosa per l’identificazione e l’analisi delle collocazioni terminologiche nel campo del commercio internazionale, combinando approcci linguistici, statistici e computazionali.
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